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Visualizza la versione completa : Scuole speciali: a volte ritornano - Corriere della Sera 15.04.2010



francesco
15-04-2010, 09:39
Sebbene siano state abolite da anni, i genitori ora le stanno rivalutando. Il motivo? L’integrazione scolastica arranca e spesso è un traguardo ancora da raggiungere

MILANO - Monica di Varese: «Ho provato per tre anni ma questa scuola non fa per noi. La mia bambina si è resa conto di non essere “normale” e ha perso l’autostima. Per questo, l’anno prossimo la manderò in una scuola speciale. Ho trovato una molto bella con tutti i tipi di supporto e personale qualificato; ma soprattutto ho visto bambini sorridenti, felici di essere lì. Ci credevo nell’integrazione e sono prontissima a ritornare sui miei passi se le cose cambieranno». Aggiunge Laura di Vicenza, mamma di un bambino autistico: «Durante la ricreazione Simone sta sempre da solo, mentre i compagni giocano per conto loro senza coinvolgerlo: è questa l’integrazione? L’anno scorso mio figlio ha cambiato due insegnanti di sostegno. E dire che stava facendo progressi. Ogni docente che se ne va è un passo indietro. Se ne trovassi una, lo manderei in una scuola speciale con insegnanti specializzati in grado di comprendere perché il bambino si prende a pugni o batte la testa».

GENITORI DELUSI - Laura e Monica non sono due voci fuori dal coro, ma l’espressione di un disagio sempre più diffuso tra i genitori, delusi da una scuola che non riesce ad accogliere i loro bambini «speciali», perché mancano gli strumenti per farlo. Classi sovraffollate, docenti di sostegno precari che lavorano a incarico passando da una scuola all’altra, scarsa formazione degli insegnanti curricolari sull’integrazione, barriere ancora non rimosse nonostante la preiscrizione avvenga 6-7 mesi prima dell’inizio dell’anno scolastico. E poi, negli ultimi mesi battaglie a colpi di carta bollata e raccomandate, con ricorsi ai tribunali regionali amministrativi per ottenere le ore di sostegno tagliate. Così i genitori si convincono che i loro figli potrebbero stare meglio in strutture specializzate e, forse, è arrivato il momento di abbandonare la «scuola di tutti». Eppure sull’inclusione scolastica il nostro Paese è tra i più avanzati al mondo. Da oltre 30 anni ha tracciato la strada verso l’integrazione, superando con leggi ad hoc il modello delle scuole speciali, anche se il testo unico del ‘94 non le ha abolite.

A VOLTE RITORNANO - Una decina di anni fa le frequentavano circa 5 mila alunni. Oggi ce ne sono ancora, anche se non si sa quante siano. Manca un censimento aggiornato perché - dicono al Ministero dell’Istruzione – ormai sono in via di estinzione. Alcune hanno cambiato denominazione, come le scuole per sordi. La principale, per esempio, si chiama Istituto di istruzione specializzata per sordi (Isiss) e riunisce più istituti di istruzione statali: dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado. È a Roma, Padova, Torino e accoglie circa 500 alunni in 55 classi. Spiega il dirigente scolastico Francesco Di Tullio: «In ogni classe ci sono massimo 8 alunni, tutti sordi. È specializzata perché la didattica avviene con metodologie specifiche. Tutte le sedi hanno attrezzature informatiche e multimediali, come per esempio lavagne interattive». Esistono anche «speciali» paritarie, come per esempio la scuola Fortunata Gresner a Verona, gestita dalle suore della compagnia di Maria. Gratuita fino a qualche anno fa, ora si paga una quota annua di 200 euro, per il mancato rinnovo di convenzioni con gli enti locali. È organizzata in classi ordinarie integrate e gruppi-classe di alunni disabili, con una programmazione «su misura» e momenti di integrazione con gli studenti normodotati. La struttura fornisce anche altri servizi, come logopedia, fisioterapia, riabilitazione in acqua, mensa, trasporto, centro estivo ludico con prolungamento dell’anno scolastico al 31 luglio. Altre scuole «speciali» sono diffuse a macchia di leopardo in tutta Italia.

AMBIENTE «NORMALE» O «PROTETTO»? - «Se prima erano un’esigua minoranza, oggi si stanno di nuovo diffondendo perché i genitori non trovano nella scuola risposte adeguate per i loro figli - dice Salvatore Nocera, vicepresidente della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish) - . Pensano, infatti, che possano essere meno discriminati e meglio seguiti in scuole speciali». Insomma, più protetti. Eppure si scelse l’integrazione perché si preferì inserire i ragazzi disabili in un ambiente normale piuttosto che protetto. Una scelta all’avanguardia e vincente, a dire degli esperti. Spiega Renzo Vianello, docente di psicologia dello sviluppo e disabilità cognitive all’università di Padova e presidente del Cnis (Coordinamento nazionale degli insegnanti specializzati): «È vero che nel nostro Paese ci sono molti problemi, ma i genitori farebbero un errore gravissimo a mandare i loro figli alle «speciali». Decenni di studi dimostrano che la variabile «vivere nella normalità» compensa questi difetti rispetto all’alternativa «ambiente protetto» delle scuole speciali. Abbiamo constatato, infatti, che i ragazzi con sindrome Down inseriti in classi normali presentano un quoziente intellettivo superiore ai coetanei di altri Paesi che frequentano invece scuole speciali –continua l’esperto - . La presenza in classe di ragazzi normodotati aiuta a sviluppare l’intelligenza ma ha anche un effetto «surplus» sull’età mentale, ovvero, rispetto a quello che predicono i test di intelligenza, sono migliori sia le prestazioni scolastiche sia le capacità di adattamento nella vita».

PROBLEMA DI COSTI? - Aggiunge Raffaele Iosa, ispettore scolastico in Emilia Romagna: «In Germania dove i ragazzi down, inseriti nelle scuole speciali, hanno un quoziente intellettivo inferiore del 30% rispetto ai coetanei italiani, si spende comunque il doppio rispetto al nostro Paese». Già, i costi: stanno davvero condizionando l’istruzione italiana, mettendo a rischio anche l’integrazione scolastica? «Di sicuro il mondo della scuola sta vivendo una fase di sofferenza e le famiglie ne risentono – dice Beniamino Lami della Cgil scuola - . Diminuiscono insegnanti, compresenza, tempo scuola, mentre aumentano in aula sia gli alunni normodotati che quelli disabili. Ma il ritorno alle scuole speciali sarebbe un rimedio peggiore del male».

AULE SOVRAFFOLLATE E CLASSI « H» – L’attuale normativa prevede che in una classe con 20- 25 alunni possa essere inserito un solo studente disabile, se invece ci sono due alunni disabili la classe deve essere composta da meno di 20 ragazzi. «Nessuna classe che accoglie alunni disabili sarà costituita da più di 20 alunni e non sarà diminuito il numero degli insegnanti di sostegno», ribadiva una nota diramata l’anno scorso dal Ministero della pubblica istruzione. «Di fatto, però, non è stato così – ribatte Nocera -. Le classi sovraffollate sono un po’ dappertutto. Secondo gli stessi dati del Ministero, aggiornati allo scorso gennaio, sono ben 5500 le classi in cui sono presenti più di 2 alunni disabili». «In Campania, secondo un monitoraggio dell’assessorato all’istruzione, ci sono oltre 950 classi composte da tre o più alunni disabili e da oltre 30 alunni normodotati - aggiunge Antonio Nocchetti, presidente di Tuttiascuola, associazione che raggruppa genitori di ragazzi disabili - .La situazione prefigura il ritorno alle classi differenziali». Già agli inizi dell’anno scolastico la Fish aveva denunciato la presenza in diverse scuole italiane di 5-6 bambini disabili concentrati in una sola classe. Significa che «gli insegnanti difficilmente possono occuparsi degli alunni con disabilità per cui i genitori chiedono più ore di sostegno - fa notare Nocera -. Ma, d’altro canto, anche un eccesso di ore sarebbe contrario all’integrazione».

FORMAZIONE CARENTE - Il bambino disabile, infatti, va preso in carico da tutto il team scolastico, come prevedono anche le linee guida ministeriali. Ma la formazione sulle tematiche della disabilità spesso è carente: riguarda appena il 30% dei dirigenti scolastici e degli insegnanti curricolari, secondo dati 2006 dell’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione). «Non c’è nessun obbligo, così capita che docenti impreparati sull’integrazione scaricano i problemi sui colleghi di sostegno. E, se questi mancano o continuano a cambiare, i genitori giustamente sono disperati – dice Paolo Fasce, insegnante di sostegno e rappresentante del comitato precari liguri della scuola - . La scarsa continuità didattica, però, pesa maggiormente proprio sui bambini più fragili».

SOSTEGNO DIMEZZATO – Altra nota dolente: le ore di sostegno dimezzate. I genitori hanno fatto ricorso ai Tar di tutta Italia, ottenendo quasi sempre il ripristino delle ore di sostegno. Dice Marisa Melis del forum nazionale «Genitori tosti in tutti i posti»: «Mia figlia aveva avuto 9 ore di sostegno invece delle 18 dell’anno scorso. Ho fatto ricorso al Tar e ho vinto. Purtroppo, a volte devi scontrarti con dirigenti scolastici che non conoscono la normativa o non vogliono applicarla. Per esempio, l’assistente all’igiene personale manca quasi dappertutto. Chi accompagna il bambino al bagno? Per i collaboratori scolastici erano previsti dei corsi di formazione; non essendo obbligatori, li hanno fatti in pochi».

SENTENZA DELLA CORTE IN GAZZETTA – A ribadire il diritto allo studio degli alunni disabili è intervenuta anche la Corte Costituzionale. In una recente sentenza, la n. 80 del 26 febbraio, ha dichiarato illegittimi sia il limite massimo fissato per i posti di insegnante di sostegno sia il divieto di assumerli a tempo determinato, in deroga al rapporto tra docenti e studenti stabilito dalla normativa, nel caso in cui ci siano studenti disabili gravi in classe. La sentenza è stata pubblicata il 3 marzo in Gazzetta Ufficiale «La Corte riafferma che non ci sono bilanci che tengano in presenza di un diritto costituzionale garantito, qual è quello allo studio – commenta Nocera -. Qualcosa dovrà cambiare, se non ora, almeno col nuovo anno scolastico».

Maria Giovanna Faiella
15 aprile 2010

monica23
17-04-2010, 08:58
La situazione di Leo è questa:

-7 insegnanti di "sostegno" in 3 anni: significa ricominciare da capo ogni volta per capire le attitudini di Leo (e senza fare di tutta un'erba un fascio... discutiamone la preparazione/professionalità e la passione in ciò che fanno).... significa 6 ore su 30 con 2 insegnanti di sostegno (3 sulle materie letterarie e 3 sulle scientifiche=dispersione)....significa che se vado a far valere le mie ragioni è la lotta tra poveri...danno qualche ora in + a Leo ma le tolgono a qualcun'altro...e un'insegnate un'unica non gliela possono dare perchè poi c'è chi fa troppe ore con ragazzi più gravi di Leo e sarebbe troppo pesante...

-insegnanti di ruolo (anche qui generalizzo) non formati e quindi non preparati...significa che mancando il sostegno e dovendo seguire 20 ragazzi in una classe non riescono (a sentir loro) o non vogliono (per come la penso io) a gestire l'educazione scolastica di Leo... significa un PEI dove tutte le materie sono a programma differenziato...anche in religione Leo non riesce per obiettivi minimi? Per non parlarvi di una condizione di non accettazione quasi da denuncia...

Però Leo è ben integrato e ben voluto dai suoi compagni!! Eccerto...è proprio per questo motivo che nonostante i problemi non gli abbiamo fatto cambiare scuola in questi 3 anni!!
Ma riflettendo bene e guardando in faccia la realtà cosa significa "integrato"? Che lo accettano in classe e non lo trattano male? Dovremmo essere ben contenti di questo...come dovremmo essere ben contenti che di tutti questi 20 compagni in 3 anni, una sola lo abbia invitato una sera a mangiare una pizza!?
Ho pensato che se gli vogliono così bene magari il prossimo anno...che non lo avranno più tra loro perchè io e suo padre ci siamo stancati di questo "sistema"... faranno di tutto per sentirlo e vederlo...non credete??!!! :rolleyes:

Che ne dice Leo... Leo in questi 3 anni ha innescato ( o devo dire gli hanno innescato?!) un lento ma inesorabile processo di disinteresse per la scuola...e dato che per fortuna ha una vita molto impegnata e per il futuro migliori alternative non è per nulla preoccupato... ma direi quasi sollevato.

Ovviamente non siamo contenti o fieri nemmeno noi che si sia creata questa situazione e della scelta di fermare al terzo anno di superiori la sua carriera scolastica, ma le cose più importanti sono che Leo sia sereno ( e lo è) e che acquisisca tutte le competenze necessarie per una vita autonoma...e su questo stiamo molto lavorando insieme...e se dovesse decidere di voler approfondire la sua cultura abbiamo una valida sua ex insegnante di sostegno in pensione che sarebbe ben contenta di dargli lezioni private!!

Non sono ovviamente a favore delle scuole speciali...ma dopo questi 3 anni non riesco a biasimare quei genitori che ci pensano!
Vi devo però dire che questi problemi fino alla terza media non pensavo nemmeno esistessero!

Mari54
17-04-2010, 14:46
hai ragione Monica le scuole medie in particolare sono le peggiori, sulle superiori stendiamo un velo perchè Robi oltre ad essere trasparente per i prof era preso di mira dai compagni. Gli hanno insegnato a fumare e a dirgli di rubarci i soldi per pagare a loro le sigarette che gli davano. Gli nascondevano la bicicletta sulla quale lui viaggiava o gli buttavano giù la catena. Lo istigavano perchè dicesse ai prof delle cose che loro non volevano dire. Insomma un vero disastro. Non sono per le scuole speciali ma vorrei un po più d'attenzione. C'è una differenza enorme come insegnanti tra i vari ordini di scuola

monica23
17-04-2010, 16:04
hai ragione Monica le scuole medie in particolare sono le peggiori, sulle superiori stendiamo un velo perchè Robi oltre ad essere trasparente per i prof era preso di mira dai compagni. Gli hanno insegnato a fumare e a dirgli di rubarci i soldi per pagare a loro le sigarette che gli davano. Gli nascondevano la bicicletta sulla quale lui viaggiava o gli buttavano giù la catena. Lo istigavano perchè dicesse ai prof delle cose che loro non volevano dire. Insomma un vero disastro. Non sono per le scuole speciali ma vorrei un po più d'attenzione. C'è una differenza enorme come insegnanti tra i vari ordini di scuola

Scusa Mari...probabilmente non sono stata molto precisa nello scrivere...Leo ha 18 anni...intendevo che fino alla terza media è andato tutto bene...la descrizione catastrofica si riferiva ai 3 anni di superiori :)
Mi sono resa conto però che esistono situazioni del genere in tutti gli ambiti ed età e che troppo spesso, per i nostri figli, è questione di fortuna :rolleyes:

Sergio
17-04-2010, 16:37
Cosa farà Leo il prossimo anno? Scusa se sono indiscreta ma visto che anche Giorgio sta frequentando le superiori volevo capire, che scuola ha fatto fino ad ora?Anche Giorgio pur dicendomi gli insegnanti che si trova bene con i compagni per ora nessuno ha mai cercato di lui ed io no conosco nessuno dei suoi compagni anche perchè ai consigli di classe su 26 alunni l'ultima volta erano presenti solo 6 genitori coi propri figli.Per ora sono ottimista ,spero di non dovermi ricredere in futuro anche se....ogni tanto mi chiedo se la scelta fatta è quella giusta.Un salutone a te ed a Leo.

monica23
18-04-2010, 09:43
Cosa farà Leo il prossimo anno? Scusa se sono indiscreta ma visto che anche Giorgio sta frequentando le superiori volevo capire, che scuola ha fatto fino ad ora?Anche Giorgio pur dicendomi gli insegnanti che si trova bene con i compagni per ora nessuno ha mai cercato di lui ed io no conosco nessuno dei suoi compagni anche perchè ai consigli di classe su 26 alunni l'ultima volta erano presenti solo 6 genitori coi propri figli.Per ora sono ottimista ,spero di non dovermi ricredere in futuro anche se....ogni tanto mi chiedo se la scelta fatta è quella giusta.Un salutone a te ed a Leo.

Non sei indiscreta...tranquilla :) Leo è un ragazzo fortunato perchè sia io che suo padre abbiamo un'attività in cui poterlo inserire lavorativamente...e quindi avrebbe una doppia scelta. Inoltre sto promuovendo e seguendo insieme ad alcune associazioni e cooperative sociali di Forlì un progetto lavorativo/integrativo per l'inserimento di un gruppo di ragazzi, di cui fa parte anche Leo, che prevede per il prossimo anno un corso di formazione. Per scaramanzia al momento non ve ne parlo...ma appena saremo in fase finale vi aggiorno :)
Per quanto riguarda la scuola...è iscritto al terzo anno di liceo classico indirizzo scienze della formazione (futuro insegnante di sostegno??!!! ;D) consigliato e scelto a suo tempo insieme al neuropsichiatra ed all'insegnate di sostegno delle medie per le attitudini letterarie di Leo (conosce un quarto di divina commedia a memoria!! :))...personalmente lo avrei mandato all'istituto d'arte perchè ha sempre avuto una passione per il disegno e perchè è stata la mia scuola ...ma ho dovuto rinunciare perchè pare che non siano molto propensi ad integrare ragazzi disabili :rolleyes:

francy
24-04-2010, 13:17
L'integrazione è fondamentale ed è giusto che i bambini disabili stiano con i loro coetanei normodotati, e ci mancherebbe! Purtroppo però spesso nelle scuole non ci sono risorse adeguate nè preparazione in materia di handicap, e l'integrazione troppo spesso non avviene.
Soprattutto nel caso dell'handicap grave, purtroppo la scuola speciale è a volte una scelta obbligata perchè solo lì il bambino riesce ad essere seguito almeno nei suoi bisogni principali....è triste doverlo dire ma è così... ma la cosa peggiore è che ANCHE in alcune scuole speciali gli insegnanti NON sono assolutamente preparati nè formati, in molti casi si riducono ad essere semplici baby sitter , neppure educatori!!

Sarò pessimista, ma nella mia esperienza ho visto tanta impreparazione e mancanza di interesse e passione per un lavoro che NON PUO' essere svolto in modo meccanico e improvvisato!!

Quindi non so quale possa essere la soluzione, ma quella che vedo è una situazione molto spesso negativa......